Genesi 1,9-13.27-31 - Niente fastfood alla mensa di Dio (J. Perrin)

1. Parliamo di cibo!

Oggi voglio parlare di cibo. Il cibo c’è, anzi c’è dappertutto: il cibo ha riempito ogni buco della giornata e dello spazio pubblico. Nei paesi europei non c’è solo abbondanza di cibo, ma eccesso. E chi dice eccesso di cibo dice anche eccesso di consumo e di peso. Nel racconto della creazione Dio parla di cibo e spiega agli esseri umani cosa ha previsto per il loro nutrimento. Per questa ragione ho letto il racconto del terzo giorno e poi quello del sesto giorno. Il terzo giorno Dio crea la terra ferma e i mari. Sulla terra appena creata Dio pianta la vegetazione, cereali e alberi fruttiferi. Queste piante fanno parte del piano di Dio, un piano che prevede un creato abitato da esseri viventi e in particolare da esseri umani. Il sesto giorno Dio crea l’uomo appunto, un essere umano a sua immagine. Dio lo stabilisce a capo della creazione. L’uomo è l’essere più intelligente, più capace, più abile, più lungimirante e quindi è anche quello che riceve da Dio la massima responsabilità. E infatti il testo biblico dice che l’uomo dovrà governare gli animali. Che cosa vuol dire? Che l’uomo è in alto sulla scala della creazione e che la sua condizione gli dà la responsabilità di vegliare al buon ordine degli esseri viventi.
2. Parliamo di dieta!
La parola chiave è l’ordine, cioè lo shalom, il modo in cui Dio ordina il caos originale. L’apice di questo ordine è l’essere umano creato a immagine di Dio. Ma egli non è un dittatore o un re sulla creazione, è il collaboratore più prezioso di Dio nel mantenimento della creazione, nella sua salvaguardia. Perciò anche il modo in cui gli uomini e le donne si alimentano conta: per nutrirsi gli abitanti umani della creazione non possono sfruttare le risorse fino a esaurirle, non possono consumare senza ritegno e senza moderazione, non possono sostituirsi a Dio. Il mandato biblico di coltivare la terra e di dominare sugli animali non implica solo sforzi e idee economiche/scientifiche ma anche una certa dieta alimentare. Innanzitutto l’essere umano è chiamato alla sobrietà. Il cibo è necessario e le risorse abbondano. Ci sarebbe addirittura da mangiare per tutto il pianeta se queste risorse fossero distribuite meglio. Mangiare può anche essere un piacere e un’occasione di convivialità ma l’eccesso di cibo non può esistere perché l’eccesso di uno priva l’altro, perché l’eccesso è un linguaggio parlato solo da Dio. Un altro tratto della dieta della creazione è il suo legame profondo con la natura e i suoi beni immediati. Frutta, verdura, prodotti freschi che arrivano da vicino sono da preferire a cibi confezionati, elaborati, arricchiti di grassi e di zuccheri. E’ possibile ritornare alla terra e ai suoi frutti, è possibile diminuire il nostro consumo di carne e di pesce, è possibile vivere più semplicemente a tavola. Sarà sempre un gesto di rispetto e di amore per la creazione che non ci appartiene.
3. Mangiamo con Dio!
Dove voglio arrivare? Il mio non è solo un discorso salutistico ma anche di fede. Infatti credo che l’attenzione a ciò che mangiamo e consumiamo sia certo un’attenzione alla salute e al benessere ma anche una decisione responsabile che noi cristiani consideriamo espressione della nostra fede. In realtà astenersi dal grande mercato alimentare mondiale è un gesto di profonda e consapevole resistenza nel mondo odierno. Mangiamo quindi alla tavola di Dio anziché a quella delle grandi marche agroalimentari, mangiamo alla tavola di Dio dove c’è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Per il corpo, per l’anima, per la vita intera.

 

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